Non esiste un doppione dei Sassi, ma tra cave sotterranee, villaggi sospesi nel tempo e pietra “viva”, il Giappone offre echi sorprendenti.
Matera non è “bella”: è impossibile da spiegare finché non ci cammini dentro. Ti ritrovi in un paesaggio urbano che sembra scolpito dal tempo più che costruito dall’uomo: gradoni, scale, affacci improvvisi, grotte che diventano case, chiese scavate nella roccia, cisterne e canalizzazioni. È una città che non si limita a raccontare la storia: la incorpora nella materia.
I Sassi (Sasso Barisano e Sasso Caveoso) sono stati riconosciuti come Patrimonio Mondiale UNESCO già nel 1993, insieme al Parco delle Chiese Rupestri: un “paesaggio culturale” in cui natura e architettura convivono come se fossero la stessa cosa. E allora viene spontanea una domanda da viaggiatori curiosi: esiste un posto simile a Matera in Giappone? Risposta onesta: no. Ma se “simile” significa ritrovare un frammento della sua atmosfera - la pietra, la verticalità, l’abitare denso, il senso di antico vivo - allora sì: qualcosa si può scovare. Basta cercare bene.
Perché Matera è così rara (e perché il Giappone è diverso)
Matera è un unicum perché nasce e si sviluppa come città rupestre: l’abitare e la roccia non sono separati. La casa non “sta” sulla pietra: spesso è pietra, o meglio, è scavo, volume negativo, “interno” ricavato nel tufo/calcarenite. È un’urbanistica che cresce per addizione e sottrazione, con una logica quasi organica. Il Giappone, al contrario, ha storicamente privilegiato il legno, la modularità, la ricostruzione. La sua architettura tradizionale è spesso una celebrazione del transitorio (riparare, rinnovare, sostituire), mentre Matera impressiona per la sensazione opposta: permanenza. Eppure… anche il Giappone ha luoghi dove la geologia, l’ingegno e la storia hanno creato scenari che possono accendere la stessa scintilla emotiva.
1) Oya (Tochigi): la “cattedrale” sotterranea della pietra
Se quello che ti strega di Matera è il rapporto fisico con la roccia—il fresco delle grotte, il suono ovattato, l’idea che la pietra sia un ambiente—allora il primo nome da segnare è Ōya, vicino a Utsunomiya (prefettura di Tochigi). Qui si visita un’immensa cava sotterranea trasformata in museo: un labirinto di spazi scavati nella cosiddetta Oya stone, con ambienti che sembrano navate. Il sito è noto come Oya History Museum e racconta la storia dell’estrazione, con un impatto scenico che ricorda la sensazione “ipogea” di certe case-grotta dei Sassi, anche se in forma monumentale. Dove sta il “pizzico di Matera”: nell’esperienza corporea della pietra, nel vuoto scavato, nella temperatura e nel silenzio. Dove finisce il paragone: non è una città abitata come Matera; è un sito estrattivo diventato luogo culturale.
2) Gokayama e i villaggi “sospesi”: la vita antica che resiste
Matera colpisce anche per un altro motivo: non è un parco tematico. È una città che ha attraversato crisi, abbandoni, rinascite, e oggi mantiene una continuità narrativa potentissima. In Giappone, un’eco di questa “vita antica che resiste” si può trovare in alcune aree rurali storiche, tra cui Gokayama (Toyama), insieme a Shirakawa-go, note per le case gasshō-zukuri e riconosciute dall’UNESCO. Qui il parallelismo non è la roccia, ma l’idea di paesaggio culturale: comunità, materiali locali, architetture nate da necessità reali, non da estetica. Cammini tra case antiche e montagne, e capisci che certe forme di abitare non sono “folklore”: sono una soluzione intelligente al clima e alla vita. Il “pizzico di Matera”: la sensazione di entrare in un altrove autentico, dove il tempo non è stato cancellato ma stratificato. La differenza: Matera è urbana e rupestre; Gokayama è rurale e lignea.
3) Il Giappone delle pietre: templi, scarpate e città verticali
C’è poi un terzo livello, più sottile: Matera è fatta di pietra non solo materialmente, ma simbolicamente. Il paesaggio ti impone una lettura “geologica” della città. In Giappone questo rapporto emerge in tanti luoghi (anche senza grotte): scarpate, gradinate, pendii con case addossate, templi incastonati, sentieri che salgono e scendono. Non è “Matera”, ma può offrirti un’emozione affine: l’architettura come risposta al terreno, non come imposizione. Se ti appassionano questi ponti culturali Italia–Giappone, un consiglio: passa dal Corriere del Giappone per altri itinerari e letture dove l’Italia incontra il Giappone (senza cliché e senza cartoline facili).
Matera resta Matera: e i numeri dal Giappone lo dimostrano
Se i giapponesi amano Matera, non è perché “somiglia” a qualcosa di casa loro, ma perché rappresenta l’irreplicabile: una città che sembra scolpita in un unico blocco di memoria. E i dati lo raccontano bene. Secondo le statistiche di APT Basilicata sulle provenienze turistiche per la città di Matera, gli arrivi e le presenze dal Giappone hanno avuto un andamento segnato dalla pandemia e da una ripresa netta:
- 2019: 1.426 arrivi, 3.698 presenze
- 2020: 332 arrivi, 424 presenze
- 2021: 126 arrivi, 183 presenze
- 2022: 473 arrivi, 678 presenze
- 2023: 1.284 arrivi, 1.863 presenze
- 2024: 1.580 arrivi, 2.055 presenze
Il dato più interessante è doppio: gli arrivi 2024 superano il 2019, segno che l’interesse è tornato (e cresce), mentre le presenze non hanno ancora ripreso i livelli pre-2020, indicando soggiorni medi più brevi o itinerari più compressi. A livello regionale, alcune fonti istituzionali e stampa locale hanno parlato di crescita del mercato giapponese nel 2024, con incremento degli arrivi e dei pernottamenti in Basilicata nel complesso.
Una lezione semplice: “un po’ di Matera” si può cercare, ma non si può copiare
Sì: in Giappone puoi trovare echi come la pietra scavata di Ōya, i villaggi storici che resistono, la verticalità di certi paesaggi abitati. Puoi costruirti un viaggio “a caccia” di sensazioni affini, e sarà un viaggio bellissimo. Matera è unica. Non perché non esistano grotte altrove, o città antiche in altri Paesi. È unica perché ha trasformato la roccia in linguaggio urbano, e l’ha fatto in un modo che non appartiene a nessun altro luogo. E proprio per questo, paradossalmente, continua ad attirare anche chi viene dall’altra parte del mondo, Giappone compreso.
