L'uscita della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso è, ogni anno, il momento della verità per il settore enologico nazionale. L'edizione 2026 fotografa un Paese vitivinicolo in straordinaria salute e in continua evoluzione, dove la geografia del gusto si allarga premiando territori e tipologie finora considerati "emergenti".
Ecco un'analisi dettagliata dei risultati, partendo dal significato del premio fino alle novità che stanno ridisegnando la mappa del vino italiano, con un occhio di riguardo alle sorprese del Mezzogiorno.
Cosa vuol dire 3 bicchieri di Gambero Rosso?
Spesso si vedono bollini sulle bottiglie, ma cosa significa realmente ottenere questo riconoscimento? I "Tre Bicchieri" rappresentano il massimo riconoscimento qualitativo assegnato dalla guida Vini d'Italia. Non è un premio di partecipazione, ma il frutto di una selezione statistica durissima. Per l'edizione 2026, i numeri parlano chiaro:
- I degustatori hanno analizzato oltre 40.000 campioni in tutta la penisola.
- Di questi, solo 12.300 sono riusciti a entrare in Guida.
- Appena 508 etichette hanno ottenuto i Tre Bicchieri.
Ottenere questo premio significa emergere come eccellenza assoluta su una platea enorme. Come sottolineano i curatori, la selezione è stata "accurata e rigorosa, senza barriere stilistiche". I premi sono andati tanto alle grandi aziende di respiro internazionale quanto ai piccoli vignaioli artigiani. Lo spettro dei vincitori è ampio e variegato: si va dai vini più strutturati e classici ("l'opera") a quelli più sperimentali e moderni ("il neopunk"), dimostrando che l'unica regola valida è la qualità nel bicchiere.
Vini Premiati dal Gambero Rosso 2026
Quali sono le tendenze che accomunano i vincitori del 2026? Scorrere la lista dei premiati ci permette di individuare due grandi direttrici che guidano oggi la viticoltura italiana: la tecnologia e il ritorno alle radici. Tra Droni e Anfore: la Viticoltura 4.0 Tra i vini premiati troviamo aziende che investono in tecnologie satellitari e droni per il monitoraggio delle vigne (per trattamenti mirati e sostenibili) accanto a produttori che recuperano tradizioni ancestrali. È il grande ritorno delle anfore, del cocciopesto e dei tini in cemento di nuova generazione, scelti per esaltare il frutto senza l'invasività del legno. Le novità geografiche: il riscatto del Sud e le nuove identità Se il Piemonte e la Toscana confermano il loro primato (con ottime annate 2019, 2020 e 2021), le vere notizie arrivano dalle altre regioni:
- La scissione Emilia-Romagna: Per la prima volta, la guida distingue nettamente le due aree. L'Emilia del Lambrusco e del Pignoletto si separa dalla Romagna del Sangiovese e dell'Albana, riconoscendo due identità diverse.
- Marche: Debutto storico nell'olimpo per il Ribona, vitigno simbolo del maceratese, premiato grazie all'azienda Saputi.
- Abruzzo: Il Montepulciano d'Abruzzo si rinnova. Vincono vini dallo stile più contemporaneo: meno concentrati, con legni meno invasivi e maggiore eleganza.
Le sorprese del Mezzogiorno: Molise e Calabria sugli scudi Per i lettori del Sud, le soddisfazioni maggiori arrivano dalle "prime volte" storiche che rompono gli schemi classici:
- Molise: Entra nella storia un Biferno Rosso (blend di Montepulciano e Aglianico) della cantina Di Majo Norante. Un riconoscimento che accende i riflettori su una denominazione spesso sottovalutata.
- Calabria: La regione vive un vero rinascimento (tanto da meritare la copertina del mensile Gambero Rosso). Per la prima volta, un Cirò Bianco conquista i Tre Bicchieri: è il Mare Chiaro ’24 di Ippolito, premiato anche per uno straordinario rapporto qualità/prezzo.
- Campania: Torna al vertice il Casavecchia, antico vitigno autoctono, grazie all'azienda di Teresa Mincione.
In sintesi, la guida 2026 ci consegna un'Italia del vino meno scontata, dove l'autorevolezza non è più solo appannaggio delle grandi denominazioni storiche, ma premia chiunque sappia interpretare il proprio territorio con competenza e visione.







